Atlantide

Un’isola in mezzo all’Oceano.

Una vecchia mansarda di legno.

Azzurra e bianca. Gialla e arancione.

Una botola sul cielo, per raccogliere sogni nella coppa delle mani e berli al mattino.

Cinque gatti, due cani.

Molte tavole da surf, promesse di onde.

Cuori, persone, anime, amore. Pace.

Lingue diverse. One Love One World.

One Life.

Le guance gonfie del vento, il ventre gonfio del mare.

Onde altissime si rompono attorno all’isola, alzandosi portentosamente alte, bianche di schiuma montata.

Sei il mare che ascolti continuamente.

La sua voce è La tua.

Silenzio, tempo per ascoltare, per ascoltarsi.

Isola verde, e bianca, e blu e nera.

Laghi colorati, misteriosi.

Caldere fumanti.

Le balene cantano, dormono, respirano lente, negli abissi.

Le senti? Senti il loro cuore? Cosa ti stanno dicendo?

Saranno a largo? Ma siamo già a largo, e loro sono vicinissime.

Remota, lontana, lenta. Respirando con l’isola, nei suoi misteri incantati.

Giallo, azzurro, viola, bianco, rosa. Case di tutti i colori, mucche pezzate, sabbia nera, panni stesi al sole e al vento. Come a casa.

Casa. Quale? Questa forse?

Mi sono spinta ad occidente, molto ad occidente. Su un’isola alla stessa latitudine della mia, mi accorgo stupita.

Se nasci su un’isola appartieni a tutte le isole.

Fuori dal mondo, da tutto, nuotando sott’acqua. Paziente.

Lanciando domande al cielo, raccogliendo stelle, e spicchi di luna succosi.

Silhouette di grotta, gioielli di sabbia e nuvole.

Nebbia sulle strade, seguendo la linea bianca spezzettata dell’asfalto.

All’improvviso boschi, alberi, liane, nidi. All’improvviso animali misteriosi. All’improvviso bolo de arroz. All’improvviso sensazioni nuove, paure antiche, situazioni sorprendenti nel tuo modo di affrontarle.

Ortensie e banani, ananas e bacalau.

Lingua familiare, un po’ siciliano, un po’ calabrese, un pò esotico nel desiderio di parlarlo, subito. Ma subito non è possibile.

Non so se emergerò, né quando.

Con quali e quante alghe fra i capelli.

O radici  che spremono la terra.

Con quali nuovi talenti esplorati o scoperti, e ferite, e nuovi organi d’amore.

Non so i miei occhi che colore avranno, né i miei capelli.

Ma conosco il mio sapore: è salato.

Chi nasce salato, muore salato.

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2 pensieri su “Atlantide

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